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Buon Compleanno SMS

Buon Compleanno SMS

Ricorrono oggi i 25 anni dal primo invio di un SMS, lo storico strumento che ha attraversato un’epoca e cambiato per sempre i costumi di una generazione, aprendo le porte all’epoca delle app di messaggistica.

 

Venticinque anni fa il primo messaggio di testo venne inviato da un telefono cellulare a un altro. Più che un telefono cellulare, per essere precisi, si trattava dell’Orbitel 901, qualcosa di molto distante dalla classica immagine di “cellulare”.

 

È complicato attribuire definitivamente la paternità dell’SMS: a voler andare a fondo si può arrivare senza problemi a 6 o 7 ipotesi senza capire chi effettivamente lo ideò nella forma in cui lo conosciamo.

 

Il termine SMS comunque apparve ufficialmente per la prima volta in un documento presentato da Kevin Holley all’IEE Colloquium nel gennaio del 1991. Nel documento si legge chiaramente:

“Il servizio point-to-point originato da rete mobile, permette la trasmissione di un piccolo messaggio dalla rete mobile GSM a un Centro Servizi. Un messaggio lungo fino a 160 caratteri viene generato dall’MMI. Questo messaggio verrà trasferito attraverso il GSM PLMN al Centro Servizi. Il Centro Servizi quindi trasferirà il messaggio alla sua destinazione, sia che sia un altro terminale mobile GSM, sia che sia un terminale su una rete differente (es. posta elettronica, fax, ecc.)”

 

Anche se Holley non si può definire l’unico padre degli SMS, è stato certamente uno dei primi a formalizzare il nome del servizio e le sue caratteristiche.

Il 3 dicembre del 1992, di cui oggi ricorre il venticinquesimo anniversario, un SMS fu inviato da Neil Papworth a Richard Jarvis su rete Vodafone e cambiò per sempre il modo di comunicare tra persone distanti.

La vera rivoluzione arrivò poco più tardi, a cavallo tra il 1995 e il 1996, quando giunsero sul mercato le prime SIM GSM ricaricabili, un fatto che decretò definitivamente il successo dei piccoli messaggi di testo lunghi appena 160 caratteri.

In un attimo si verificarono tutte le condizioni perché il fenomeno potesse esplodere: i terminali cominciarono a diventare accessibili, le SIM ricaricabili abbattevano lo scoglio degli abbonamenti e l’SMS era un mezzo perfetto per far comunicare i più giovani. In un mondo in cui le chiamate vocali avevano ancora un costo non indifferente, l’SMS costava un decimo e aggiungeva qualcosa che solo gli adolescenti potevano cogliere, insieme a un’innata capacità di padroneggiare con facilità la tastiera numerica del telefono cellulare.

L’SMS cambiò il modo di comunicare, l’economia di un mercato e persino il modo di concepire il telefono. Basta chiedere a un nativo digitale come immagina un mondo senza telefono cellulare: impossibile, impensabile.

 

Ciò che l’SMS rivoluzionò non fu soltanto un modo di comunicare ma addirittura il linguaggio stesso. Nonostante l’arrivo sul mercato di telefoni con tastiera estesa full QWERTY come il Nokia Communicator 9000 (era il 1996), l’uso intensivo degli SMS costrinse ben presto i più giovani a creare un nuovo linguaggio fatto di abbreviazioni, simboli che ritraevano facce sorridenti e acronimi diventati oggi uno standard. Non fu soltanto l’SMS, dicevamo, a spingere l’adozione di questo nuovo modo di comunicare, ma certamente fu uno dei responsabili. Se nelle chat su computer non c’era limite al numero di caratteri, lo stesso non si poteva dire per gli SMS che, oltre i 160 caratteri avevano un costo aggiuntivo. E poi c’era la difficoltà di digitare velocemente con la tastiera numerica, fatto che in brevissimo tempo portò alla nascita di tecnologie di auto-compilazione, oltre a una quantità infinita di neologismi e contrazioni delle parole.

Dalla difficoltà di digitare sulla piccola tastiera numerica non nacquero solo acronimi e forme di contrazione delle parole, ma anche nuove tecnologie. Fu in quel momento, infatti, che venne sviluppato il T9, un nuovo sistema per digitare più velocemente sulla tastiera del cellulare. Senza dimenticare gli smilefaccine tristi, sorridenti o gli occhi strizzati, rappresentati tramite doppi punti, parentesi e lettere dell’alfabeto. Antenati di quelle emoji (o emoticon) che oggi affollano i messaggi inviati attraverso qualsiasi piattaforma.

 

Fonte: dday.it

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